Le Esocalie sono le opere d’arte di Enrico De Santis, che uniscono la fotografia al riciclo di vecchie porte, finestre, scale di legno o altre strutture recuperate e restaurate dall’autore. Queste non sono semplici cornici ma, al pari delle fotografie, costituiscono parte stessa delle opere.
Esocalia o Exokalya è un termine, coniato dallo stesso autore, che unisce il prefisso greco éxō «fuori», all’aggettivo kalòs «bello», e indica l’attitudine artistica di fare emergere la Bellezza e di portarla dentro di noi. Allo stesso tempo Esocalia indica sia la parte più esterna (éxō) dell’opera che il bello (kalòs) al suo interno.
“Molte Esocalie non sembrano avere quel rapporto diretto
con la realtà che è tipico della fotografia.
Sembrano immagini totalmente artificiali, ma invece sono proprio fotografie.”
Le immagini delle Esocalie sono stampate in fine art su carte pregiate (cotone, baryta) o su canvas di alta qualità e rappresentano visioni che trascendono la realtà dalla quale hanno origine. Sono immagini con atmosfere metafisiche che esaltano la Bellezza come concetto profondo da ricercare e proteggere allo stesso tempo.
“Le Esocalie sono opere uniche
che squarciano i muri e lasciano entrare Bellezza.”
Le porte e le finestre non circondano l’opera, ma ne fanno parte integrante pur mantenendo sostanzialmente la loro natura. Restano materialmente porte e finestre alle quali l’autore cambia la destinazione d’uso, potenziando la loro funzione simbolica di elementi di collegamento tra luoghi, ambienti e dimensioni diverse.
Grazie a questi legni, ognuno con una propria storia e un proprio percorso di recupero, le Esocalie superano la riproducibilità tipica della fotografia, divenendo materialmente irripetibili per loro natura, oltre ad essere formalmente uniche e autentiche per mezzo di un sofisticato sistema di certificazione.
“La Bellezza apre le finestre
che la paura vuole chiudere.”

da «Enrico De Santis e le Esocalie: frammenti di bellezza ritrovata»
Guardare le creazioni di Enrico De Santis significa attraversare una soglia. Non ci sono confini, solo collegamenti: fra passato e presente, fra natura e artificio, fra denuncia e poesia. Perché la denuncia sociale e ambientale è una nota che risuona forte e chiara.
Sono “finestre aperte sul mondo”, che ci obbligano a vedere ciò che spesso fingiamo di non notare: l’urgenza di preservare la natura, la diseguaglianza sociale, le ferite che l’uomo infligge al pianeta. Così, opere come Ipostasi gridano contro l’inquinamento, mentre Nexus racconta, senza bisogno di parole, lo squilibrio insopportabile tra ricchezza e povertà.
La forza non sta solo nel messaggio, ma nel dialogo sottile tra materia e immagine, nel modo in cui la ruvidezza del legno consumato si sposa con la delicatezza di uno scatto, nel respiro che si crea tra ciò che è stato e ciò che è. Opere uniche e autentiche scolpite nella materia, una storia che racconta un frammento di emozione.
Enrico De Santis, che nella vita ha raccontato con i suoi reportage gli eroi che sfidano le mafie, le ferite ecologiche del nostro tempo, i volti e le storie di chi lotta per un futuro migliore, in queste opere ha trovato la sua sintesi più intima e potente.
È la sua dichiarazione d’amore per un pianeta che ha bisogno di essere visto, capito e rispettato.
Oggi le Esocalie viaggiano tra mostre prestigiose e collezioni private, dalla Biennale di Genova alla Triennale di Milano, conquistando occhi e cuori in tutta Europa. Ma il loro segreto resta semplice e profondo: sono porte sempre aperte che nutrono l’anima. E forse, in un mondo che costruisce muri e confini, questa è l’arte più rivoluzionaria che ci sia.







